L’Helianthus annuus, cioè il girasole comune, è una pianta che nel tempo ha ispirato molte leggende e simboli in diverse culture; miti ne parlano, artisti ne hanno fatto capolavori, ma si distingue anche come pianta officinale e da cucina
L’etimologia di Helianthus annuus viene dal greco e dal latino: Helianthus dal greco helios (ἥλιος) cioè “sole” + ánthos (ἄνθος) cioè “fiore”, quindi “fiore del sole”; ed annuus: dal latino annuus cioè “che dura un anno”, “annuale”, riferito al ciclo vitale della pianta che si completa in una sola stagione vegetativa.
Il nome quindi si riferisce sia al colore ed al movimento dei capolini verso il sole (eliotropismo), sia alla sua natura di pianta annuale.
Il mito più famoso legato ai girasoli arriva dalla mitologia greca ed è una storia di amore non corrisposto e di trasformazione.
Racconta della ninfa oceanina Clizia, follemente innamorata del dio del Sole, Apollo. Ogni giorno, Clizia passava il tempo seduta a terra, fissando il carro d’oro di Apollo mentre attraversava il cielo dall’alba al tramonto. Il suo amore era così profondo e totalizzante che si rifiutava di mangiare e bere, nutrendosi solo di rugiada e delle sue stesse lacrime.
Tuttavia, Apollo, in un impeto di vanità, si invaghì di un’altra ninfa, Leucotoe. Clizia, accecata dalla gelosia, rivelò al padre di Leucotoe la relazione della figlia con il dio, portando alla morte della rivale. Apollo, furioso per il tradimento e la crudeltà di Clizia, la rifiutò per sempre.
Consumata dal dolore, Clizia rimase ferma nella sua posizione per nove giorni, senza staccare lo sguardo dal cielo, dove vedeva il suo amato Apollo. Il suo corpo si indebolì, i suoi piedi misero radici nella terra e il suo viso, rivolto eternamente verso il sole, si trasformò in una splendida corolla dorata. Così nacque il girasole, un fiore che per sempre seguirà il suo amato Sole, simbolo di devozione eterna e amore disperato.
In conclusione è interessante notare che, sebbene il mito sia affascinante, in realtà i Greci non conoscevano i girasoli, che sono originari del continente americano. La pianta a cui si riferisce il mito è probabilmente l’eliotropio, un altro fiore che segue il sole. Tuttavia, con l’arrivo dei girasoli in Europa, la loro somiglianza con il racconto ha fatto sì che la leggenda di Clizia e Apollo venisse associata per sempre a loro.
Simbolo solare e di portafortuna
In molte culture il girasole è associato all’energia, alla vita e alla buona sorte. Si diceva che
portare con sé un seme di girasole proteggesse dai pensieri negativi e attirasse successo.
Leggendo mi sono fatto un’idea di ciò che rappresentassero i Girasoli per Van Gogh; riassumerò brevemente quello che “mi è rimasto”. In questo modo forse fermandovi ad osservarli li potrete ammirare con una “luce” diversa.
Van Gogh dipinse i girasoli ad Arles, in Provenza, con lo scopo primario di decorare la sua “Casa Gialla” per accogliere il collega e amico Paul Gauguin. Per Van Gogh, i girasoli erano un simbolo di amicizia, gratitudine e speranza per un futuro di collaborazione artistica. Amava profondamente il colore giallo, che per lui rappresentava la luce, il sole e la vita stessa.
Quindi Van Gogh vedeva nei girasoli, che si protendono verso il sole, un’espressione della natura che rispecchiava la sua stessa ricerca di felicità.
Oltre a questi significati emotivi, i girasoli furono per Van Gogh anche una straordinaria opportunità di esplorazione artistica. Infatti egli sperimentò con i girasoli un modo per catturare ogni fase della vita del fiore, dal bocciolo alla corolla appassita.
Inoltre usando il giallo in tutte le sue sfumature, Van Gogh trasformò i suoi girasoli in vere e proprie esplosioni di energia, non limitandosi a una semplice riproduzione, ma infondendogli un’intensa vitalità. In sintesi, i girasoli divennero per Van Gogh un simbolo complesso e personale che rappresentava l’amicizia attesa, la gioia del sole e il ciclo della vita stessa.